VIA CALABRITTO 1 – Salvatore Casolaro
Servizio di Pino Cotarelli
Le storie contenute rappresentano ancora la Napoli dei nostri tempi?
Purtroppo assolutamente no. Alla fine hanno vinto loro, i megastore e le vendite omologate; oggi forse hanno vinto le friggitorie ed il cibo pret à porter.
Ha al suo attivo altri libri, ambizioni di scrittore?
A vent'anni di distanza da Via Calabritto, causa stress provocato dal mio lavoro che mi portava in giro costantemente per l'Italia, ripresi ad appuntare sul mio PC alcune storie aventi ad oggetto il rapporto uomo-donna, proprio per scaricare la stanchezza accumulata. Alla fine ne venne fuori un altro libro, genere ironico, sull'argomento citato, titolo “Tirapiunpe'.... “. Devo dire che non avevo intenzione di pubblicarlo ma fu il vecchio editore, Marotta e Cafiero, a volerlo fare. Più che ambizioni di scrittore sto tentando di iscrivermi alla facoltà di Lettere e Filosofia, già da un anno, ma solo se ho la certezza di poter seguire i corsi (sono laureato in Economia).
Il romanzo “Via Calabritto 1”, edito da Kaìros edizioni/Guida
editori, propone al lettore uno spaccato di una quotidianità tutta partenopea
che si consuma in una tabaccheria di una delle vie più prestigiose di Napoli –
Via Calabritto, dove l’autore Salvatore Casolaro, “trasporta” il lettore nella ricostruzione degli anni della sua
adolescenza trascorsi in compagnia del padre, in quella rivendita dove
avventori di tutti i generi, oltre ad effettuare gli acquisti, consegnano un
pezzo della propria storia perpetuando consuetudini proprie del popolo
napoletano. Una passerella di personaggi, quella dei “frequentatori” di questa tabaccheria, degna di una pièce
eduardiana, che si apprezza nella descrizione dei dialoghi, nella meticolosa e
spesso esilarante descrizione delle movenze e dei tratti psicologici dei vari
clienti ripresi nella loro spontaneità. Una raccolta di fatti, di dialoghi, che
si presta anche all’adattamento scenico per il susseguirsi di “scenette” improvvisate ed inaspettate
fra gli stravaganti avventori, il figlio
“Salvatore” ed il padre “Don Mario”, nella quale troviamo anche
un simpatico elenco di acquisti nella priorità suggerita dalla “esigenza popolare”, i mestieri da “surrogare” per fornire informazioni su
linee e percorsi tranviari o sull’accoppiata “marca da bollo - atto
giuridico”, troviamo il famoso “sgabello”
definito dall’autore “macchina del tempo”,
perché fonte ispiratrice degli stravaganti racconti degli avventori. Insomma
“personaggi” di una improvvisata commedia giornaliera, i simpatici clienti di “Don Mario”, che con i loro dialoghi,
entrano a pieno titolo, a far parte anche della drammaturgica che l’autore ci
ha voluto riservare nella parte finale del romanzo con il titolo “Via
Calabritto 1…..a teatro”. Una ricostruzione
in ottica “teatrale” di una realtà che oggi cerca di opporre resistenza
all’invasione di megastore e negozi di grandi firme, contando su quegli
avventori che preferiscono alla vendita omologata, il dialogo ed il sorriso.
Come nasce “Via Calabritto
1”?
La ricchezza di quel mondo
che stavo vivendo non doveva essere perduto. E allora pensai che quei dialoghi,
quei personaggi, i racconti che narravano dovevo appuntarli da qualche parte.
Così su ogni pezzo di carta che trovavo, anche sugli involucri dei pacchetti di
sigarette, appuntavo quello che vedevo e sentivo, tra un accendino e una marca
da bollo che vendevo. E quando alla fine
ebbi il tempo per raccoglierli e scrivere un libro, lo feci, nel lontano 1986.Le storie contenute rappresentano ancora la Napoli dei nostri tempi?
Purtroppo assolutamente no. Alla fine hanno vinto loro, i megastore e le vendite omologate; oggi forse hanno vinto le friggitorie ed il cibo pret à porter.
Quale dei sui “personaggi”
l’ha sempre colpita e perché?
Il dott. Sarnataro e Carlo
Ve'; Il primo era capace di trasmettere sempre e comunque serenità e
gioia di vivere anche a settant'anni, l'età che aveva; effettivamente
assomigliava a Jean Gabin (e un po' anche a Totò) ed il titolo di dottore se lo
era meritato diciamo honoris causa, era pieno di saggezza accumulata per
esperienza di vita vissuta. Il secondo era indolente e nullafacente ma
estremamente divertente, soprattutto il sabato, giorno del rito dell'estrazione
del lotto; e poi credo volesse veramente bene a mio padre.
Quale personaggio la
rappresenta?
Inevitabilmente Don Mario.
Perché una sezione con forma
drammaturgica?
Il libro stesso è già una
commedia. Ho solo cercato di facilitare un po' il compito a chi volesse provare
a metterla in scena. Sarebbe il mio sogno.
Come la immagina la versione
teatrale? farebbe la regia?
La immagino come l'ho
descritta nell'appendice del testo del libro. Vorrei collaborare alla regia,
anche se non ho esperienza al riguardo, ma conosco i personaggi.
Quali influenze hanno avuto
su di lei le storie vissute e descritte?
Le porto nel cuore ognuna di
esse e poi quel periodo di vita è stato cruciale per la mia formazione,
direttamente ed indirettamente.
Ha fatto aggiunte di
fantasia?
No nessuna.
Via Calabritto 1 oggi?
Ancora resiste, ma ho paura
ancora per poco.
Una “tabaccheria” con epoca
indefinita, da allineare ai tempi moderni?
Io un sogno ce l'ho ma non
lo svelo, per scaramanzia.
Cosa l’ha allontanato da
quelle “scene”?
La necessità del vitto
quotidiano o tradotto nel linguaggio comune un reddito stabile e sicuro. Ha al suo attivo altri libri, ambizioni di scrittore?
A vent'anni di distanza da Via Calabritto, causa stress provocato dal mio lavoro che mi portava in giro costantemente per l'Italia, ripresi ad appuntare sul mio PC alcune storie aventi ad oggetto il rapporto uomo-donna, proprio per scaricare la stanchezza accumulata. Alla fine ne venne fuori un altro libro, genere ironico, sull'argomento citato, titolo “Tirapiunpe'.... “. Devo dire che non avevo intenzione di pubblicarlo ma fu il vecchio editore, Marotta e Cafiero, a volerlo fare. Più che ambizioni di scrittore sto tentando di iscrivermi alla facoltà di Lettere e Filosofia, già da un anno, ma solo se ho la certezza di poter seguire i corsi (sono laureato in Economia).
Come nasce la voglia di
scrivere un libro?
Per me le componenti più
forti restano ancora la testimonianza e l'immortalità (paroloni...!), perché se
potessi scegliere io opterei per la categoria dei “narra-storie”, così come è stato per “Via Calabritto”; quando vengo colpito da qualcosa di bello che
vedo nella vita di tutti i giorni, sento il bisogno di condividerla con gli
altri e farla restare nel tempo: e allora scrivo.
Il suo prossimo libro di
cosa parlerà?
Sto pensando alla sceneggiatura
di un film; in effetti ho già in mente il titolo che è un murales colto al volo
per le vie di Napoli; ovviamente me lo tengo per me; parlerà di malintesi,
probabilmente.
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